Associazione culturale Amici di Pontediferro - quartiere Marconi Roma

CULTURA

L'arte della gentilezza

E’ appena trascorsa, quasi in punta di piedi, la “Giornata mondiale della Gentilezza”, una ricorrenza ammessa il 13 novembre di ogni anno, da un quarto di secolo, nel calendario delle “festività civili”. Viene onorata nel nostro Paese dall’apposito “Movimento” filiazione italiana, con sede a Parma, del WKM, Wordl Kidness Movement, organismo internazionale inaugurato nel 1997 a Tokyo .
I maggiori festeggiamenti di questa “giornata particolare” sono stati realizzati, con il patrocinio della regione Emilia-Romagna, a Bologna nella cui piazza Maggiore si è tenuta la “festa dei tulipani” come parte del progetto “La città civile” consolidamento di “quella Bologna virtuosa che quotidianamente testimonia il rispetto della città e degli altri”.
Nello stesso anno della fondazione del WKM è stata emanata la “Dichiarazione della gentilezza” con il proposito di diffondere la cultura del vivere insieme con reciproco benessere e quella delle buone maniere interiori, fondamentali in ogni relazione familiare, amichevole o, soprattutto, fra sconosciuti.
Non a caso si è detto “interiori”: la gentilezza, infatti, è cosa diversa dalla cortesia che è formale ed esteriore. La gentilezza, al contrario, appartiene alle categorie dello spirito.
Le sue manifestazioni concrete sono il senso civico, il rispetto delle regole per la cosa pubblica, per l’ambiente, per le persone. Emergerebbe, con la pratica costante di tali caratteristiche da parte dei più, il disegno di una convivenza davvero armonica fra gli uomini.
La celebrazione della gentilezza, nel mondo di oggi gonfio di aggressività, sembra appartenere ad un passato lontano dall’odore di muffa, forse lezioso ed anche “bacchettone”. Comunque intriso di “buonismo” di maniera. Purtroppo la realtà dei nostri rapporti, alla quale siamo ormai assuefatti, si svolge all’insegna della impazienza e trova nel modo sgarbato di “relazionarci” l’antidoto alla “fregatura” che, in una forma di sospetto permanente, senza meno “l’altro”, che è comunque nemico, sta per darci.
E soprattutto ci fa sentire forti e “dritti” laddove la eventuale gentilezza del prossimo viene considerata come una manifestazione di sudditanza, di debolezza. Insomma di mancanza di “palle”.
Sarebbe salutare, invece, che ciascuno di noi osservasse, dandone il giusto significato, la nutrita serie di angherie alle quali assiste o delle quali è vittima considerandole, purtroppo, “normali” : dal tizio che al cambiamento di colore del semaforo strombazza alla disperata contro l’automobilista (specialmente se donna) che gli sta davanti, a suo giudizio in ritardo sulla partenza, come fosse ad un Gran Premio automobilistico. E che dire dell’immancabile “innocente” che si intrufola con sorprendente abilità, “baypassando” chi lo precedeva, nella fila dal panettiere o alla cassa di un supermercato. Di chi ti prende a “spinte” alla fermata dell’autobuso per salire sul mezzo prima di te. E dei moltissimi alla guida di una vettura privata o addirittura pubblica che, in prossimità delle strisce pedonali, accelerano fortemente l’andatura impedendo al pedone indifeso di attraversare le strada prima del loro prepotente ed indebito passaggio. Ma sono, fortunatamente ancora tanti ed importantissimi, gli “atti gentili”.
I ragazzi degli anni passati che accorsero a Firenze sommersa dalla piena dell’Arno per strappare al fango documenti ed opera d’arte, i giovani di oggi partiti per Genova a ripulire le strade dopo l’alluvione del mese scorso, hanno risposto ad un richiamo di generosità solidale, di gentilezza dell’animo che spinge a dare, a darsi per gli altri. Un merito altissimo, pienamente riconosciuto dall’assegnazione del “Premio” del “Movimento per la gentilezza”, va dato, ad esempio, all’Associazione volontari del sangue, che promuove e regola le donazioni di plasma da parte di uomini e donne spinti unicamente da un senso profondo di solidarietà: la faccia più meritoria della “gentilezza”.
Certamente quella richiamata dalla Giornata mondiale, oggi non può avere nulla in comune con la “amabilità” dettata, nei secoli passati e per le società trascorse con trattati sul perfetto comportamento come “ Il Cortegiano” di Baldassarre Castiglione o il “giovin signore” de “Il Giorno” dell’ abate Parini . La sua definizione attuale si ritrova piuttosto nel formidabile’”Elogio della mitezza” di Norberto Bobbio o nei più recenti “La forza della gentilezza” di Piero Ferrucci (ed. Mondatori) o “Elogio della gentilezza” di A.Phillips e B.Taylor (ed. Ponte delle Grazie).
Si dice in questi scritti che la gentilezza è qualcosa di più rispetto alla semplice buona educazione, richiesta minima per ciascuno di noi: confina con la generosità e con l’altruismo, con la sensibilità nei confronti del nostro prossimo conosciuto o meno, non chiede alcun compenso, insomma l’atto gentile si guarda bene dal “passare alla cassa”.
La gentilezza, si è detto, è uscita piuttosto umiliata dalle nostre giornate, soppiantata dalla prepotenza e dalla volgarità considerate come manifestazioni di forza e di virilità. Eppure è vero il contrario: è proprio di questa “mite”espressione umana il possesso di una forza autentica.
Essa infatti è la difesa e la dimostrazione della nostra dignità di persone, è la resistenza forte, soprattutto sociale, al “peggio” che viene scambiato per la migliore opportunità di comportamento. Tutto ciò è “gentilezza”. Dunque una resistenza individuale che si trasforma in valore sociale. E’ assolutamente democratica e quindi è rivoluzionaria.